Il restauro del Teatro di Ostia

Tra i monumenti di Ostia più amati spicca certamente il Teatro, ammirato dai visitatori per lo stato di conservazione e per l'immediatezza con cui permette di calarsi nella vita quotidiana di duemila anni fa. In pochi però sanno che l'edificio attualmente visibile risale in buona parte a un pesante intervento di restauro, attuato negli anni Venti e Trenta del secolo scorso. Percorriamo la storia degli scavi e del restauro di questo importante edificio di Ostia.

Il Teatro di Ostia: storia degli Scavi

I primi scavi dell'edificio furono condotti tra il 1880 e il 1891 da Rodolfo Lanciani, famoso archeologo di quel periodo. I resoconti e le fotografie dei suoi scavi sono fin troppo eloquenti: del grandioso monumento rimanevano solamente pochi tratti dei muri di sostegno alla cavea (le gradinate per il pubblico), una decina di colonne provenienti probabilmente dal portico sulla cima delle gradinate e il corridoio centrale di accesso, rinforzato in età tarda con i basamenti delle statue oggi visibili nel Piazzale delle Corporazioni. Lanciani fu comunque in grado di stabilire che il teatro era stato costruito da Agrippa (63-12 a.C.), genero di Augusto, ma che era stato notevolmente ampliato e abbellito nel regno di Commodo (180-192 d.C.), anche se il merito andò ai successori Settimio Severo e Caracalla, come testimoniato dall'iscrizione frammentaria oggi murata sul corridoio d'accesso all'orchestra (a sinistra per chi guarda dal Piazzale delle Corporazioni). Al termine degli scavi del monumento erano visibili solo l'orchestra e il corridoio d'accesso centrale: la cavea aveva perso tutte le gradinate e appariva come un pendio di terra e macerie.

Solo con l'arrivo di Dante Vaglieri alla direzione degli scavi (1907) fu deciso di riportare interamente alla luce il monumento, progetto portato avanti dal 1910 al 1913. Vaglieri fece rimuovere tutta la terra dalla cavea e dagli ambienti sottostanti (le taberne), liberando i muri radiali di sostegno e portando alla luce tracce di utilizzo del monumento successive all'età classica. Si scoprì che nel medioevo le arcate esterne erano state murate con materiale vario, trasformando il monumento in una piccola fortezza: in un ambiente sotto i fornici furono trovati molti pezzi di statue antiche, pronti probabilmente per essere cotti in appositi forni (le calcare) e trasformati in calce. Vaglieri si preoccupò della conservazione dei fragili resti del teatro e al termine degli scavi fece ricoprire tutti gli ambienti con terra di riporto: le gradinate non c'erano ancora, la cavea era formata da un pendio erboso più regolare, utilizzabile dal pubblico per assistere a piccoli spettacoli teatrali (la prima rappresentazione, con gli alunni della scuola elementare di Ostia, ebbe luogo nel 1922).

scavi teatro vaglieriIl teatro di Ostia al termine degli scavi di Dante Vaglieri, 1913 (Archivio Fotografico Pa-Oant B2090)

Il Teatro di Ostia: i restauri

Nel 1924 Guido Calza divenne direttore degli scavi di Ostia e propose un ambizioso progetto di ricostruzione delle gradinate al Ministero della Pubblica Istruzione, per rendere il teatro nuovamente utilizzabile. Il progetto fu affidato al famoso architetto Raffaele de Vico con la consulenza di Italo Gismondi, autore tra l’altro del grande plastico dell'antica Roma oggi conservato al Museo della Civiltà Romana. I muri di sostegno alle gradinate furono ricostruiti in parte, mentre la ricostruzione delle volte di sostegno fu quasi totale: per i gradini fu utilizzato un tufo di colore intonato a quello delle murature, anche se in età romana ogni gradino era ricoperto con lastre di marmo (ciò tra l’altro migliorava l'acustica dell'edificio). Per ridurre i costi ed evitare una ricostruzione troppo estesa, fu deciso di ricostruire solo due terzi dell'antica cavea, portando la capienza dell'edificio a 2.700 spettatori contro i 4.000 che doveva vantare in antico.

teatro ricostruzione caveaTeatro: i lavori di ricostruzione della cavea quasi ultimati, 1927 (Archivio Fotografico PA-OANT A2485)

manifesto duilio cambellotti 1927Manifesto di Duilio Cambellotti per la prima rappresentazione nel teatro restaurato, 1927 L'intervento di ricostruzione fu apprezzato quasi unanimemente, ma venne criticato dall’archeologo Armin von Gerkan, che lamentava la perdita definitiva di buona parte delle strutture antiche (a queste critiche Calza rispose con una serie di articoli che difendevano le scelte filologiche attuate durante il restauro). Il nuovo teatro ospitò a partire dal 1927 gli spettacoli classici dell'Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, spesso accompagnati dagli splendidi manifesti di Duilio Cambellotti, che in varie occasioni fu anche scenografo e regista delle rappresentazioni.

In previsione dell'Esposizione Universale del 1942 Ostia antica fu interessata da una massiccia campagna di scavi, che mirava al disseppellimento della maggior parte della città a fini propagandistici. In questo contesto fu deciso di ricostruire una parte della facciata del monumento, rialzando quattro delle ventitré arcate del primo ordine esterno (1938-39). La ricostruzione si basava sui frammenti di pilastri e di arcate trovati da Dante Vaglieri all'inizio del secolo, rifatti utilizzando mattoni moderni molto simili a quelli antichi. Ulteriori interventi di restauro si succedettero negli anni successivi: nel dopoguerra Italo Gismondi scoprì che in età tardo antica il teatro poteva essere allagato, trasformando l’orchestra in una “kolymbetra”, un basso bacino per giochi acquatici (i tetimimi, rappresentazioni mitologiche che dovevano ricordare per certi versi il nuoto sincronizzato). Anche oggi il teatro viene costantemente monitorato e mantenuto in perfetta efficienza per lo svolgimento della stagione teatrale estiva.

restauro teatroTeatro: la ricostruzione della facciata esterna,1939 (foto: Archivio Fotografico PA-OANT B2885)

La ricostruzione degli anni Venti è poco nota al grande pubblico e in genere viene criticata dagli esperti di restauro archeologico, soprattutto per la voluta indistinguibilità tra le parti antiche e quelle moderne (cd. “restauro mimetico”). Certamente interventi come questo si giustificano con la diversa sensibilità verso i resti archeologici che si aveva in quel periodo e con la volontà politica di valorizzare un’importante area archeologica alle porte di Roma. Per commemorare la ricostruzione fu realizzata una grande iscrizione di marmo, tuttora visibile nel corridoio d'accesso sulla destra del monumento (guardando dal Piazzale delle Corporazioni). Il tempo ha quasi cancellato le lettere, che componevano una celebrazione propagandistica del regime, pagina di storia ostiense quasi dimenticata.

Per saperne di più

G. Calza, "Il teatro di Ostia" in Capitolium II, 1927, pp. 74-85.

S. Gallico, "Il restauro del teatro romano di Ostia antica, ideologia di un ripristino" in Quaderni dell'Istituto di Storia dell'Architettura, 44-45, 2007, pp. 511-520.

I. Gismondi, "La Colimbetra del teatro di Ostia" in Anthemon, Venezia, 1954, pp. 293-308.

E. Rinaldi, "Conservare e 'rivelare' Ostia: per una rilettura dei restauri della prima metà del Novecento" in Restauro Archeologico 2, 2015, pp. 45-57.

E.J. Shepherd, "L'evocazione rapida di un sogno: prime esperienze di teatro all'aperto a Ostia antica" in Acta Photographica 2/3, 2005, pp. 133-169.

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