Caseggiato dei Misuratori di Grano

Tutto il settore a ovest del tratto settentrionale del Cardo maximus (monumentalizzato come tutto il quartiere circostante in epoca adrianea e scavato all’epoca di Pio IX, da cui il nome di “Portico di Pio IX”) è occupato da complessi di magazzini, che erano un tempo in diretta relazione con le banchine fluviali.

Dettaglio del modio e del rutellum scolpiti sulla porta del CaseggiatoDettaglio del modio e del rutellum scolpiti sulla porta del Caseggiato Tra questi, spicca il Caseggiato dei Misuratori di Grano, cui si accedeva attraverso un monumentale portone di ingresso, prospiciente l’ingresso settentrionale del Piccolo Mercato. Il portale d’accesso, inquadrato da lesene laterizie, era sormontato da un timpano, anch’esso in laterizio, che raffigura al centro un modius, il moggio, contenitore granario per eccellenza. Nel nome e nelle dimensioni, il modius derivava dall’omonima unità di misura, della capacità di 8,75 l: il contenitore poteva essere di forma cilindrica o troncoconica, in legno e/o in metallo, e aveva la capacità di un modio o di multipli di esso. Immediatamente al di sotto, sull’architrave della porta, è scolpito uno strumento cilindrico che può essere identificato con un rutellum, lo strumento che serviva per pareggiare il grano sulla superficie del modio.

Sulla base di queste raffigurazioni, il complesso è stato interpretato come uno degli edifici in cui si svolgeva l’attività dei mensores frumentarii, incaricati di verificare la quantità e la qualità del grano. In realtà, il simbolo potrebbe alludere semplicemente al fatto che si trattava di un deposito granario: sebbene solo parzialmente scavato, l’edificio può essere infatti identificato certamente come un horreum, favorito dalla posizione nelle immediate vicinanze del Tevere.

Veduta del Caseggiato del Balcone a mensoleVeduta del Caseggiato del Balcone a mensole A est dell’edificio si apre la cosiddetta via della Fortuna, che deve il suo nome alla presenza di una lastra figurata realizzata in materiale fittile policromo, tufo e pietra pomice colorata, raffigurante l’omonima divinità. Su questa strada prospettano vari edifici, tra cui emerge il Caseggiato del Balcone a Mensole, che grazie alle tabernae che occupano il piano terreno e agli elevati notevolmente conservati, restituiscono in maniera assai vivida uno spaccato di vita cittadina.