Le immagini del tempo: una mostra all'Aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino

04/04—04/09/2019

Il tempo è il tema della mostra che AdR – Aeroporti di Roma in collaborazione con il Parco archeologico di Ostia antica realizza nel Terminal 3 dell’Aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino e che sarà visibile ai passeggeri in arrivo e in transito fino a settembre 2019.

Grazie alla rinnovata partnership tra Aeroporti di Roma e il Parco Archeologico di Ostia Antica, si rinnova nel Terminal 3 il percorso espositivo che propone sei opere di età romana, tutte provenienti dagli scavi di Ostia antica e dalla Necropoli di Isola Sacra.

Le sculture hanno un legame particolare con l’aeroporto. Provengono infatti dalla zona che per secoli è stata la base di arrivo e di partenza dei traffici dell’antica Roma, attraverso un sistema portuale capace di collegarsi con tutto il mondo allora conosciuto. È la stessa area che, oggi, ospita l’aeroporto internazionale Leonardo da Vinci, principale centro di snodo del traffico passeggeri in Italia e tra i maggiori hub europei.

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Il tempo nell'antichità

Sei opere provenienti dalla città romana di Ostia antica e dalla Necropoli di Isola Sacra raccontano la percezione del Tempo nell’antichità: esso era concepito come una successione di istanti (Chronos, il tempo lineare) e come la manifestazione ciclica degli eventi, colti nel loro continuo mutamento (Aiòn, il tempo come durata). Questa concezione circolare del tempo era connessa ai ritmi della vita quotidiana e religiosa delle comunità: l’alternarsi del giorno e della notte, il susseguirsi delle stagioni, le attività agricole e lo stesso ciclo vitale dell’uomo rispondono all’idea del percorso circolare del tempo.

A partire dal IV-III secolo a.C. nell’arte antica si trovano specifiche divinità o personificazioni del tempo.

statua di vertumnusStatua di Vertumnus

Tra le più antiche divinità italiche, ad esempio, Vertumnus era il dio che incarnava il mutare delle stagioni e la maturazione dei frutti: era rappresentato come un personaggio maschile, nudo o vestito, ricco di frutti e di attributi, come la cornucopia, che alludono alla fecondità della natura nello scorrere delle stagioni.

Anche le Stagioni avevano ciascuna una propria immagine, un’iconografia che ne fissava le caratteristiche principali: così la Primavera, periodo propizio per la pastorizia, era raffigurata come un giovinetto che tiene per le zampe un capretto; l’Inverno, invece, era rappresentato come un bambino avvolto in un mantello che tiene in mano un anatroccolo, simbolo della caccia invernale.

Per misurare il tempo già dal V secolo a.C. si utilizzavano gli orologi solari, o meridiane, strumenti basati sull’osservazione della lunghezza o della direzione delle ombre. Le meridiane erano poste nei luoghi pubblici maggiormente frequentati, come il foro, il circo, e lungo le vie principali delle città.

Le sei opere in mostra

Quattro statue, un mosaico, una meridiana: queste sono le sei “Immagini del tempo” in mostra.

Statua di Vertumnus

La divinità è raffigurata come un giovinetto col braccio destro alzato e un tralcio di vite in mano. Il corpo è coperto solamente da un mantello di pelle di ovino (nebris), la cui testa è visibile nell’estremità che ricade lateralmente. Il viso è incorniciato da folti capelli ricci ornati da grappoli d’uva.

Statua di Vertumnus

Una seconda statua di Vertumnus rappresenta il dio con una folta capigliatura e vestito di una tunica e di un ampio mantello, la toga. Con la mano destra trattiene un lembo della toga che, raccolta in un ampio drappeggio disposto trasversalmente sul corpo, contiene dei frutti. Sul braccio sinistro, invece, regge una cornucopia, simbolo di prosperità e fortuna.

Statua di Genio della Primavera

È un giovane pastore senza barba; il corpo è nudo, coperto da un ampio mantello svolazzante, annodato sulla spalla destra, che ricade sul petto. La testa, ornata da un berretto e da una coroncina di fiori sulla fronte, è leggermente sollevata e ruotata verso sinistra. Tiene nella mano destra un capretto sollevato per le zampe anteriori, riconoscibile grazie alla porzione di zoccolo superstite sulla base della statua.

Statua di Genio dell’Inverno

È un fanciullo completamente avvolto in un mantello, tirato fin sopra la testa. La veste forma morbide pieghe attorno al corpo, aderendovi e lasciando intravedere, nella parte posteriore, la sagoma delle ali. La testa, appena volta verso sinistra, è cinta da una coroncina di foglie lanceolate. La mano destra è poggiata sul petto, mentre la sinistra regge un anatroccolo trattenuto per un’ala.

genio dell'invernoStatua di Genio dell'Inverno

Mosaico con lo zodiaco e le stagioni

La raffigurazione, delimitata da motivi geometrici e floreali, si riferisce al trascorrere ciclico delle stagioni, qui rappresentate nel corteo di quattro figure femminili che avanzano verso destra, vestite di un chitone aderente e ornate sul capo con foglie acquatiche (l’Inverno), con foglie di vite (l’Autunno), con spighe e diadema (l’Estate) e con coroncina di fiori (la Primavera). La Primavera attraversa il cerchio dello Zodiaco, sorretto con la mano destra da un personaggio maschile nudo, seduto su una roccia che è la personificazione di Aion (il Tempo Eterno) o di Helios (il Sole). Una figura femminile nuda, semisdraiata su un rialzo di terra, sta osservando dall’alto la scena: è la dea Tellus (la Terra) o Thetis (con allusione al mare).

Orologio solare (o meridiana)

Si tratta di un esemplare di orologio solare (o meridiana) definito “ad emiciclo” per la sua forma, cioè con la superficie del quadrante tagliata secondo la latitudine del luogo in cui doveva essere utilizzato.

Nell’antichità il tempo era misurato con l’osservazione della lunghezza o direzione delle ombre proiettate dal sole. Erano quindi utilizzati orologi solari, ricavati da blocchi di pietra di tipo differente (marmo, tufo, calcare) che si contraddistinguono, oltre che per la forma, per il sistema inciso di linee orarie e curve degli equinozi e dei solstizi. Le linee orarie segnavano sempre le 12 ore stagionali di luce durante il giorno fra alba e tramonto. La loro lunghezza era uguale durante un dato giorno, mentre essa variava durante l’anno, essendo più corte al solstizio d’inverno e più lunghe al solstizio d’estate.

Le ore stagionali erano segnate dall’ombra proiettata su tali orologi da una piccola asta, detta gnomone.

Esso poteva essere fissato in appositi fori sulla faccia superiore dell’orologio, come nell’esemplare qui esposto, o in qualche altra parte lungo un piano orizzontale.

Si trattava di strumenti di utilità quotidiana e pertanto dovevano essere collocati nel luoghi pubblici della città maggiormente frequentati dagli abitanti.

La mostra: dove, quando:

“Le immagini del tempo”

Terminal 3 - Imbarchi E - Aeroporto Leonardo da Vinci, Fiumicino

Dal 4 aprile a ottobre 2019

Mostra realizzata da AdR in collaborazione con Parco archeologico di Ostia antica

Di seguito il comunicato stampa in pdf: 2019.04.04 MOSTRA, LE IMMAGINI DEL TEMPO

 

mosaico di AionMosaico con lo Zodiaco e le Stagioni, II secolo d.C., dalla Necropoli di Isola Sacra